Spesso conversando con la gente, ma anche con amici e parenti, quando l'argomento della discussione diventa importante e ogni partecipante esprime il suo parere e le sue ragioni. Nulla di strano. Normale, anzi pleonastico.
La stranezza non sta nel parere espresso ma nella mancanza di razionalità nell'esposizione delle argomentazioni a favore della propria tesi: delle opinioni diventano prove schiaccianti, valutazioni soggettive si trasformano in dimostrazioni scientifiche.
Non stiamo parlando di casistiche isolate, ma di una tendenza comune ad affrontare con modalità errate, a mio modo di vedere, la discussione. L'esempio madre potrebbe essere senza ombra di dubbio la politica, nella quale accade che la persona sposa la causa di un partito e trasforma ogni opinione, linea di pensiero in dati oggettivi e constatazioni palesi che gli altri che non condividono la stesso colore politico paiono negare in palese malafede, quando in verità si è trattato solo di opinioni: da entrambe le parti.
La correttezza nel sostenere una argomentazione dovrebbe partire da analizzare quante argomentazioni sono di natura soggettiva e quali di natura oggettiva e presentarle al proprio interlocutore specificandone chiaramente la natura essendo cosciente che le argomentazioni soggettive sono appunto non condivisibili in termini assoluti.
La mancanza di questo comportamento è segno di mancanza di educazione alla discussione e alla critica unita probabilmente anche ad una scarsa esperienza in questi campi. Ad esempio, sempre nel campo politico, siamo abituati a non valutare criticamente le informazioni che vengono esposte nei dibattiti politici perchè le discussioni che animano sono sempre più spesso di carattere passionale, volte a difendere la propria tesi più che a condividere le proprie argomentazioni con la finalità di conoscere quelle valide altrui.
Quanto paga sostenere una tesi supportata da criteri soggettivi e confutata da altrettante dimostrazioni oggettive? Non può essere solo il desiderio di avere ragione sempre e comunque, o l'incapacità di ammettere il proprio errore o mancanza.
Chiediamoci allora prima di cominciare una discussione:
- sono disposto a mettere in discussione le mie idee, totalmente?
- credo fermamente che l'interlocutore sia dotato di raziocinio e che quindi ci sono delle ragioni logiche alla base delle sue decisioni?
- sono disposto ad ascoltare le sue ragioni?
- sono cosciente di non avere la verità in tasca?
- sono cosciente che ci sono sbagli nei miei ragionamenti?
- sono disposto ad accettare critiche?
Se non rispondiamo con un sì convinto a tutte queste domande è meglio offrire una birra e parlare di calcio, donne o motori...